30/11/2006 - creazionidalnulla
CREAZIONI DAL NULLA

I giorni della genesi del mondo sono espressi nella Bibbia con la parola ebraica "iom".

Il plurale di "iom" è "iamim", cioè gli "eoni", percepite dalle tradizione antiche (e, con altri nomi, anche da esoterismi extrabiblici) come potenti entità temporali che prendono parte all'evoluzione cosmica, intervenendo una dopo l'altra, e man mano sostituendosi. Questo era anticamente il vero significato di "iom", e solo molto più tardi il concetto astratto di tempo venne legato a ciò che in origine significava la parola "eone". Anche se da circa quattro o cinque secoli non è più così, il tempo è stato inteso nel corso dei millenni pre-biblici almeno come qualcosa di vivente e di esistente. Dunque mi rapporto qui al concetto di "iom" come si rapportavano millenni e milleni fa gli uomini antichi e/o prediluviani: iom è un'entità. Quando si ha a che fare con sette simili iamim che si susseguono, si intendono sette entità, o gruppi di entità, che si danno il cambio. Iom è come un dio percepibile dall'uomo antico. È un dio. E la settimana ne è espressione vivente.

Nel fenomeno linguistico latino dei giorni, ciò è comprovato dalla somiglianza fra "deus" e "dies", Dio e giorno. Perciò quando si parlava dei giorni della settimana, il lunedì, era il dì della Luna, martedì, il dì di Marte, mercoledì, il dì di Mercurio, e così via, non si intendevano solo dei periodi di tempo, ma con i dies erano anche intesi i gruppi di esseri della Luna, Marte, Mercurio e così via. Per l'uomo che redasse la Bibbia la parola "iom", "giorno" non è dunque l'astrazione temporale che oggi indichiamo come giorno, ma un essere. I giorni erano precisamente ESSERI che nell'ordine delle gerarchie spirituali erano detti "archai", cioè spiriti della personalità o spiriti del tempo. Eppure per la fisica meccanicistica attuale il tempo non esiste, è "immaginario" (Cfr. Giuseppe Vatinno in "Il tempo? Non esiste dice Zichichi"). Certo, il tempo, così come è sempre stato interpretato nella filosofia occidentale - e cioé come nulla, o nullismo, o nihilismo (nichilismo) nel significato determinato ed essenziale di tale termine, e cioè che tutto esca dal nulla e vi ritorni, già espresso nell'atto di fede dottrinario della "creazione dal nulla - non esiste. Ma per sostenere che il tempo non esiste, bisognerebbe accettare allora almeno il comparire e lo scomparire di cose eterne entro una variazione che non è nascita e annientamento, ma un manifestarsi e un sottrarsi, e che da questo punto di vista la vita umana è un processo di manifestazione e di sottrazione di un frammento di eternità. In altre parole, sostenere che il tempo non abbia realtà lo si può fare solo ponendosi nell'ottica di Dio o dell'al di là. Certo si può anche ragionare così, cioè come potrebbe farlo un essere che deve creare il mondo.
Ma essere creatura mi impone di dover comprendere il mondo, non di crearlo.
E per comprendere che il pane ieri costava meno di oggi, non occorre tanta scienza astratta, sia pur essa teologica, filosofica o economicistica. Non occorrono tanti paroloni o tanti intellettualoni.
Il tempo è, tanto per la massaia quanto per me, una realtà. E se in quanto universitario economista arrivo a sostenere che il tempo non esiste, non per questo dovrei giustificare nel campo economico del terzo millennio il diritto medioevale di signoraggio.
Perché è proprio questo che si fa oggi nelle università, ed è proprio questo che fa aumentare poi i prezzi, sconcertando la massaia: si accetta la tesi del tempo che non esiste in nome del "tutto è relativo" di Einstein, e contemporaneamente si pretende di dominare il mondo economico, senza suddividerlo in parti per poterlo afferrare veramente. Ciò è una superstizione che produce effetti ben più disastrosi di quelle fatte credere da Vanna Marchi.

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